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Che cosa resta acceso?

La mia risposta. Il punto di questa storia.

Che cosa resta acceso?
Photo by Chandler Cruttenden / Unsplash

Perché scrivo

Scrivo questo testo perché mi vedo costretto a farlo. Da settimane il mio nome viene usato per attaccare il lavoro che ho svolto, le istituzioni in cui l'ho svolto (e anche un partito politico a cui non appartengo). Molto di ciò che è stato scritto non afferma nulla che si possa verificare: accosta, suggerisce, lascia intendere. A quel materiale non risponderò. Qui intendo fare altro: espongo i fatti, in ordine di tempo, con le date e con i documenti; racconto che cosa è Autistici/Inventati e che cosa gli è successo; e racconto la mia storia, che con quella realtà si intreccia da molto prima che entrasse nel dibattito politico. Nel farlo, tuttavia, affronterò, per quanto mi riguarda, i temi che qualcuno ha voluto rendere "opachi", perché riguardano scelte, esperienze e attività che appartengono alla mia storia, personale e professionale, e penso sia giusto raccontarla. E alla fine spero di riuscire a far emergere il punto reale di questa storia, che va ben oltre quello che è capitato ad Autistici/Inventati o il coinvolgimento della mia persona.

I fatti, in ordine di tempo

Nel 2001 nasce Autistici/Inventati. Non ci sono ancora le piattaforme né i social network, una casella di posta elettronica o uno spazio web si pagano, o si accettano con la pubblicità e alle condizioni di chi li offre, e quasi nessuno si chiede chi legga ciò che si scrive on line e dove finiscano i dati immessi nella rete. Un gruppo di esperti e di attivisti decide di costruire da sé, con mezzi propri e senza fini di lucro, ciò che il mercato non offre: posta elettronica, liste di discussione, spazio per siti e per blog, gratuiti e attenti alla riservatezza e alla privacy di chi li usa, a disposizione di chi non potrebbe permetterseli o non vuole affidare le proprie comunicazioni a chi le sfrutta per fini commerciali. A venticinque anni di distanza il progetto era ancora in piedi e serviva decine di migliaia di persone; ciò che gli è accaduto lo ha portato, in tre settimane, ad annunciarne la chiusura. Nell'aprile del 2018 viene costituita per atto notarile l'organizzazione riconosciuta di volontariato AI ODV, che prosegue in modo più strutturato l'oggetto dell'associazione non riconosciuta del 2001, con iscrizione al registro regionale del volontariato, poi confluito nel Registro unico nazionale del terzo settore. Partecipo alla costituzione e vengo nominato segretario nel primo consiglio direttivo. Alla fine del 2018, completato il passaggio di consegne, cesso ogni attività nell'associazione; il registro continuerà a riportare la carica per anni, ma su questo, e sul resto della mia storia, tornerò in seguito.

La designazione

Il 26 agosto 2026 l'Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, in coordinamento con il Dipartimento di Stato, designa Autistici/Inventati come Specially Designated Global Terrorist ai sensi dell'Executive Order 13224, come modificato dall'Executive Order 13886, nella parte che riguarda le attività di supporto materiale e/o tecnologico, e la inserisce nella lista SDN, che comporta il blocco dei beni soggetti alla giurisdizione statunitense e il divieto, per le persone e le società statunitensi, di intrattenere rapporti con il soggetto designato, e può esporre, in determinate circostanze, anche intermediari finanziari stranieri al rischio di sanzioni secondarie. La designazione non individua quale specifico atto di terrorismo ne costituisca il presupposto; i documenti pubblici del Dipartimento di Stato formulano accuse circostanziali sull'uso dell'infrastruttura da parte di gruppi terzi, attribuendo a quei gruppi le condotte violente, e non nominano alcuna persona. Nei giorni seguenti gli effetti di questa designazione arrivano sull'associazione attraverso privati: Autistici/Inventati fa sapere che il 27 agosto PayPal ha sospeso l'account dell'associazione e che il 28 il registro del dominio .org ha posto autistici.org in serverHold, uno stato in cui il nome a dominio viene sospeso dal registro e smette di funzionare, mentre i server restano accesi; il 1° settembre Banca Etica sospende l'operatività del conto per il rischio di sanzioni secondarie, il 4 comunica il recesso e l'indisponibilità dei fondi; il 6 il collettivo annuncia la chiusura, l'8 deposita presso il Tribunale di Pisa un ricorso d'urgenza contro la banca, il 10 fissa la chiusura dei servizi al 18 settembre; ho appreso che quel giorno i servizi sono stati, nei fatti, tutti chiusi.

Il 29 agosto

Alle 06:30 del 29 agosto un quotidiano online pubblica il mio nome, associato a questa vicenda. Cita il codice fiscale dell'associazione e le risultanze del Registro unico nazionale del terzo settore: i sette componenti del Consiglio Direttivo dell'anno 2018 e le loro cariche, fra cui la mia. Nella stessa mattinata una nota dell'Europarlamentare Carlo Fidanza afferma che il "segretario" della associazione "risulta essere tuttora" la mia persona e che lo si "apprende da fonti di stampa"; nel corso della giornata la Deputata italiana Augusta Montaruli annuncia interrogazioni alla Camera.

Nei giorni successivi una parte della stampa costruisce, un pezzo al giorno, una figura ambigua e sospetta sulla mia persona: il 30 agosto la carica del 2018 (con funzioni statutariamente ben definite) si trasforma in un ruolo apicale degno di ben altre organizzazioni ("Segretario generale"...) e ad essa si aggiunge l'affiliazione ad un partito politico; il 31 l'indirizzo della casa in cui ho vissuto viene pubblicato e la carica associativa diventa una "regia"; il 1° settembre i titoli parlano di "reti jihadiste", mentre i testi precisano che il documento statunitense non le nomina; il 3 esce la mia fotografia e un'architettura tecnica del 2005, pensata per tenere i servizi attivi anche se un server si guasta, diventa un "piano per gli anarchici"; il 4 vengono divulgati i miei compensi degli anni di servizio pubblico; l'11 un quotidiano del territorio in cui ho vissuto scrive che sono a capo dell'associazione e il bersaglio della designazione. I documenti citati su di me sono sempre gli stessi e dicono una cosa sola: che nel 2018 ho partecipato alla costituzione di un'organizzazione di volontariato e ne sono stato nominato segretario, carica cui, peraltro, lo stesso statuto dell'associazione, allegato all'atto costitutivo che quegli articoli citano, attribuisce una funzione precisa e circoscritta, come si vedrà.

Che cosa è Autistici/Inventati

Riepilogati nella loro essenzialità i fatti, è necessario raccontare che cosa è Autistici/inventati per capire cosa gli è capitato e, soprattutto, la reale portata di quello che è capitato. Come detto, Autistici/Inventati è, da venticinque anni, un'infrastruttura di comunicazione gestita da volontari e messa gratuitamente a disposizione di chi ne fa richiesta e ne accetta i principi e i termini di servizio: strumenti per comunicare senza che le comunicazioni "diventino merce". Per quanto ne so, il progetto non ha mai avuto sponsor né finanziamenti che non fossero le sottoscrizioni volontarie di chi ne riteneva importante la sopravvivenza, e nessuno ne ha mai ricavato un compenso; le decisioni si sono prese collettivamente, senza un coordinatore né un portavoce, e le cariche del 2018 rispondono agli obblighi della legge, non al modo in cui le decisioni si prendevano.

Ebbene: un'infrastruttura di questo tipo avrebbe potuto vivere, tecnicamente, ovunque e sotto qualunque bandiera. Chi l'ha costruita ha fatto però una scelta precisa e l'ha rinnovata nel tempo: darle una forma giuridica italiana, identificabile, sottoposta al diritto e alle autorità italiane; nel 2001 un'associazione non riconosciuta, la forma più semplice; nel 2018 un'organizzazione di volontariato con atto notarile, statuto, organi, sede, bilanci e iscrizione a un registro pubblico, una delle forme più trasparenti che un'attività senza fini di lucro possa assumere.

Quella scelta si fondava sulla convinzione che l'ordinamento italiano offrisse alcune garanzie minime a chi opera alla luce del sole: il diritto di sapere di che cosa si è accusati, di essere sentiti, di rispondere davanti a un giudice.

E, quindi, per quanto di specifica attinenza alle attività svolte da Autistici/Inventati, la garanzia di essere giudicati per ciò che il progetto era e faceva, un'infrastruttura, i servizi che offriva, le regole con cui li offriva, il modo in cui rispondeva alle richieste di chi aveva titolo per farle; non per ciò che decine di migliaia di persone scrivevano o facevano attraverso quei servizi, dei cui contenuti risponde chi li produce.

Il diritto europeo distingue la responsabilità di chi utilizza un servizio da quella dell'intermediario che lo mette a disposizione: le condotte degli utenti non possono essere automaticamente attribuite al fornitore per il solo fatto di avere offerto loro un'infrastruttura. È questa la distinzione richiamata, in questi giorni, da Oreste Pollicino su La Stampa, che mette in guardia contro "l'equiparazione automatica del fornitore ai suoi utenti". Pierluigi Paganini, su Il Sole 24 Ore, riassume il punto: "non ha senso trattare una casella di posta come una prova di complicità".

Nello statuto del 2018 questa scelta è stata tradotta, in particolare, in una regola. Quella del segretario, infatti, non è la carica di chi tiene i verbali: lo statuto le attribuisce una delega specifica, quella cioè "ad intrattenere rapporti con le autorità preposte alla tutela dell'ordine pubblico*, con la magistratura inquirente e con ogni altra autorità cui sia necessario rendere informazioni ufficiali sulle notizie in possesso dell*'associazione". Un'infrastruttura di comunicazione, infatti, riceve richieste dalle autorità: è la normalità. La carica presentata come un indizio di opacità è, nello statuto, la funzione creata perché l'associazione avesse un interlocutore identificabile per lo Stato italiano. Chi la cita come prova di un'appartenenza nascosta cita, senza accorgersene, la prova del contrario.

In venticinque anni di attività Autistici/Inventati ha avuto a che fare con la giustizia italiana, e ciò che ne è emerso è pubblico, la collaborazione è sempre stata prestata senza problemi. Nei casi nei quali è intervenuta la magistratura italiana c'è sempre stato un atto e una sede in cui discuterlo, anche a posteriori; e in ognuno la questione era la stessa, che cosa si può chiedere a chi ospita per ciò che fa chi è ospitato.

Per quanto risulta pubblicamente, in nessuno di quei casi è stata accertata una responsabilità a carico dell'associazione.

Che cosa hanno fatto gli Stati Uniti

La misura USA adottata contro Autistici/Inventati non è arrivata dal nulla. Il 6 maggio 2026 gli Stati Uniti hanno adottato una nuova strategia antiterrorismo; il 16 luglio, in una riunione ministeriale con sessantasei paesi, il Tesoro si è impegnato a perseguire chi fornisce supporto alle reti terroristiche "however distant their jurisdictions", e lo stesso giorno sono state annunciate restrizioni dei visti per gli stranieri ritenuti membri o sostenitori di gruppi "di estrema sinistra"; il 26 agosto è arrivata la designazione dell'associazione. Marco Perugini, in un'analisi su Verfassungsblog del 14 settembre, legge Autistici/Inventati come il primo risultato operativo di quella sequenza e chiama il metodo "governance by friction": non si vieta nulla, si rende impossibile continuare. La cito come lettura sua.

L'atto designa l'ente e non nomina alcuna persona, e non individua quale specifico atto di terrorismo ne costituisca il presupposto. Sul merito di quella decisione non dico nulla, perché non mi compete. Ciò che conta qui è come un atto amministrativo di un Paese terzo, assunto al di fuori di un processo e senza un contraddittorio preventivo con l'interessato, abbia prodotto i suoi effetti sanzionatori in Italia: attraverso un fornitore di pagamenti digitali, un registro di domini di primo livello (Public Interest Registry) e una banca, senza che nessuna autorità del paese in cui l'associazione ha sede abbia deciso alcunché. E, cosa ancor più desolante, senza che al momento possano intravedersi reazioni decisive da parte di quelle autorità e dei politici che le rappresentano.

Le reazioni sono venute da chi si occupa di diritti digitali e di infrastrutture, e da chi le usa: le principali organizzazioni europee per i diritti digitali già il 3 settembre; un'organizzazione internazionale per la libertà di espressione, che ha chiesto agli Stati membri, alle istituzioni dell'Unione e ai registri di intervenire; il capitolo italiano della Internet Society; ottanta docenti e ricercatori; il capitolo italiano di Wikimedia, che ha ricordato che i limiti alla responsabilità degli intermediari valgono anche per chi non ha fini di lucro; diverse interrogazioni al Parlamento europeo, atti parlamentari alla Camera e al Senato e interventi in Aula; la stampa spagnola, olandese e internazionale.

Il punto di questa storia

Ho passato una parte della mia vita a costruire infrastrutture di comunicazione per chi non poteva permettersele, e un'altra parte a costruire infrastrutture pubbliche digitali per lo Stato italiano e per l'Unione europea. Da anni scrivo che le architetture tecniche sono assetti istituzionali, e che la sovranità digitale dell'Europa non si decide nelle dichiarazioni ma in luoghi molto concreti come i registri che assegnano i nomi a dominio e decidono se un indirizzo esiste; i circuiti di pagamento e le banche che decidono se un'attività può ricevere e spendere denaro; le reti e i fornitori che tengono i server raggiungibili. Chi controlla questi punti può spegnere qualunque cosa senza bisogno di vietarla. Il caso di Autistici/Inventati è la dimostrazione di quella tesi condotta su un corpo vivo. Un'associazione italiana, attiva da venticinque anni, con sede e registri in Italia, che nei casi noti ha risposto davanti alla giustizia italiana, è stata portata alla chiusura da un atto amministrativo di un altro paese attuato nei fatti dalle scelte di conformità di tre intermediari privati (uno dei quali, Banca Etica, italiano anch'esso), senza che alcuna autorità italiana o dell'Unione avesse disposto quei blocchi. La domanda che questo caso lascia non riguarda un collettivo di volontari e attivisti per i diritti digitali. Riguarda chiunque sia interessato a capire chi, oggi, in Europa, decide che cosa resta "acceso" on line e chi invece sarà spazzato via dalla rete.

Come è stata usata la mia storia

A fronte dell'interrogativo appena formulato, a mio avviso, i dubbi sollevati sulla mia persona e sull'idoneità rispetto alle funzioni che svolgo oggi per la Commissione UE e che ho svolto in passato per la Presidenza del Consiglio dei Ministri italiano, risultano se possibile ancora più inconsistenti.

Fin da giovane mi hanno interessato due cose: la tecnologia, capire come funziona e che effetti produce sulle persone, e le istituzioni, come si fa a farle funzionare meglio perché siano realmente al servizio dei cittadini. Autistici/Inventati è stata una prima traduzione pratica di quell'interesse: ho fatto parte di un gruppo di esperti che ha costruito, con mezzi propri e senza fini di lucro, infrastrutture di comunicazione sicure e attente alla riservatezza, prima delle piattaforme, quando quasi nessuno si chiedeva chi avrebbe controllato i dati, le identità e le conversazioni di tutti. Era un lavoro pionieristico, e rivendico il contributo che personalmente vi ho dato.

Come ogni fornitore di servizi di comunicazione, Autistici/Inventati ha ricevuto negli anni richieste e disposizioni dalle autorità, ed è normale che sia così; per quel che posso ricordare e per ciò che mi ha riguardato da vicino, ha seguito le disposizioni e risposto alle richieste, e non ho notizia che sia mai stato altrimenti. Per alcuni anni di quella funzione mi sono occupato io, ogni volta che una richiesta arrivava. Quando ho iniziato a lavorare per il Governo italiano ho ritenuto opportuno passarla ad altri, e l'ho fatto subito dopo il completamento del passaggio ad associazione riconosciuta. Nel 2018 quella funzione è stata scritta nello statuto e affidata al segretario, e la carica è toccata a me perché ero chi la svolgeva: accettarla ha voluto dire garantire la continuità mentre il passaggio ad altri si completava. L'ho tenuta il tempo necessario a passare le consegne e ho lasciato ogni attività alla fine di quell'anno, anche se agli atti quel passaggio è stato registrato molto tempo dopo: un ritardo formale e del quale non sono certamente responsabile, che non cambia ciò che ho fatto e non fatto da allora. Chi oggi chiama tutto questo "partecipazione celata" descrive la persona più identificabile che il progetto abbia mai avuto.

Nel 2017 sono entrato come esperto nel Team per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio, e vi sono rimasto, nel Team e poi nel Dipartimento che ne ha preso il posto, con incarichi diversi, fino alla fine del 2022, attraverso cinque governi di colore diverso. Ho lavorato alle infrastrutture cloud dello Stato italiano, alla strategia che ne ha ridisegnato l'architettura e, durante la pandemia da COVID-19, agli strumenti pubblici che decine di milioni di persone hanno usato per proteggersi e per tornare a muoversi in libertà e sicurezza, occupandomi anche di cybersicurezza. Dal 2023 lavoro alla Commissione europea sulle politiche per l'identità digitale.

Dal mio punto di vista, è lo stesso "mestiere" di venticinque anni fa, con mezzi diversi e su scala diversa: la persona che allora costruiva server indipendenti per la riservatezza di pochi si propone, oggi, di offrire il suo contributo per costruire infrastrutture pubbliche per la riservatezza di tutti, e per elaborare le regole perché restino tali. Lascio a chi di dovere valutare se vi sia un problema in questa continuità.

Nondimeno, il 1° settembre un'interrogazione al Parlamento europeo, prima firma Carlo Fidanza, ha assunto dagli articoli dei giorni precedenti i suoi presupposti e ha chiesto alla Commissione se io fossi idoneo alla mia funzione; l'8 la nota congiunta di Fidanza e Montaruli mi ha definito "animatore del collettivo di hacker estremisti", al presente, dentro una "inquietante rete di rapporti che associano l'antagonismo violento e para-terroristico con le istituzioni comunitarie passando per il Pd".

Non serve che io dica quale fosse l'obiettivo, perché lo hanno scritto loro: le istituzioni comunitarie e anche il Partito Democratico, "passando per" la mia persona. Non sono iscritto a quel partito e non ne ho mai avuto incarichi, e lo stesso partito lo ha precisato pubblicamente il 3 settembre. Nel settembre 2023 il partito mi ha indicato, insieme ad altri, fra gli "esperti indipendenti" di un gruppo di lavoro sulle politiche digitali, un contributo a titolo gratuito, dello stesso tipo che ho dato in passato ad altre forze politiche; il 12 settembre, su invito, ho parlato per dieci minuti del PNRR alla presentazione di quel gruppo, su un piano al quale avevo lavorato per un governo precedente. La mia partecipazione concreta si esaurì in quell'intervento. Questo è il rapporto che è stato trasformato in una "commistione di ruoli", fino a farmi definire "dirigente" di quel partito in articolo...

L'8 ottobre la Commissione europea ha risposto a quell'interrogazione. Qui la risposta, per chi vuole leggerla: dice che sono stato assunto regolarmente, per l'esperienza e la competenza nelle infrastrutture pubbliche digitali, e che non c'era nulla che dovessi dichiarare e non ho dichiarato. Non aggiungo altro.

Tutto il resto era disponibile a chiunque volesse leggerlo. Al 12 ottobre non mi è stata notificata alcuna contestazione da parte di un’autorità italiana, europea o statunitense. E per settimane non ho risposto a queste insinuazioni perché ho scelto di parlare con i fatti in mano e nel rispetto degli impegni che avevo preso con la Commissione UE: la mancata risposta non conferma nulla se non il rispetto per l’istituzione presso cui presto servizio.

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